sabato, 27 settembre 2008

Una operazione binaria (interna) in un insieme non vuoto X è una "macchina" che ad una qualunque coppia ordinata (x, y) di elementi di X associa sempre uno ed un solo "risultato" z appartenente ad X. In altri termini, una operazione in X è una applicazione (o funzione) da XxX ad X. Per indicare una operazione si usano i simboli +, × , , *, ° ecc. Di solito nelle considerazioni "astratte" si adopera il simbolo ; in tal caso il risultato dell'operazione sulla coppia (x,y) è detto prodotto ed è indicato con x  y o più brevemente con xy.

La struttura algebrica più semplice è una coppia (X, ) formata da un insieme X (non vuoto), detto sostegno della struttura, e dall'operazione binaria  su X.

La struttura (A,*,T)

Se A e' un insieme e *, T sono operazioni interne su A, la terna (A,*,T) e' una struttura algebrica.

Struttura associativa

Si dice che una struttura algebrica , e' associativa , o che l'operazione gode della proprieta' associativa , se vale:

Struttura commutativa

Si dice che una struttura algebrica , e' commutativa , o che l'operazione gode della proprieta' commutativa , se vale:
 
Elemento neutro

Sia la struttura vista. Si dice che essa e' dotata di elemento neutro (o unita') se esiste un elemento tale che

Tale elemento, se esiste, e' detto elemento unita' o elemento neutro.             
Elemento inverso
Data una struttura algebrica dotata di elemento neutro u, si dice che un elemento e' invertibile se esiste un elemento tale che

a' , se esiste , e' detto inverso o reciproco di a.

(S, *) è un semigruppo se l'operazione  * è associativa.  

(M,*) è un monoide se l'operazione * è associativa ed esiste l'elemento neutro.

(G,*) è un gruppo se l'operazione  *  è  associativa, esiste l'elemento neutro e ogni elemento x ha il simmetrico x'.

 

postato da: antoniettamaesa alle ore 16:39 | Permalink | commenti
categoria:classe terza
giovedì, 25 settembre 2008

Si definiscono equazioni algebriche in x, frazionionarie o fratte, le equazioni i cui membri sono formati da somme o prodotti di frazioni algebriche, con la presenza dell'incognita in almeno uno dei denominatori.

Esempio:

Ricordiamo che il campo di esistenza, o insieme di definizione dell'equazione, è l'insieme numerico  CE in cui sono definite le espressioni che compaiono nei due membri.


1          1
--- = ---------
2        x - 2

m.c.m. = 2(x-2) 0
cioe'
Condizione di Realta' (C.R.) x 2

x - 2              2
----------= ----------
2(x-2)         2(x-2)

per il secondo principio tolgo i denominatori (posso farlo perche' ho supposto il m.c.m. diverso da zero)
x - 2 = 2
x = 4    accettabile

Altri esempi li trovate qui

Qui trovate delle video lezioni. Guardatele tutte perchè ci sono esercitazioni molto interessanti.

Qui trovate un test

postato da: antoniettamaesa alle ore 17:22 | Permalink | commenti (14)
categoria:classe seconda
mercoledì, 24 settembre 2008

 

Questo link ti indirizza ad un sito per genitori, nonni, zii che vogliono divertirsi con i propri figli o nipoti a giocare con la matematica. I giochi con il detective, con i numeri, con le figure, con i fiammiferi sono suddivisi per età: 5-7 anni, 8-11 anni.

 Ci sono anche le soluzioni che potete controllare cliccando sull'icona "soluzioni" 

Autori: Mario Ferrari, Ester Bonetti, Diego Terriani, Festati, Marchesi, Merlini, Melaschi. Collaborazioni: Università di Padova, USR Lombardia.

Buon divertimento! 

 

 

postato da: antoniettamaesa alle ore 17:35 | Permalink | commenti
categoria:classe prima
lunedì, 22 settembre 2008

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Bisogna proprio ammetterlo, lo zero è un numero strano: se nella matematica crea parecchi problemi a studiosi e a studenti, nella vita quotidiana il suo comportamento è ambiguo.

In un primo momento può sembrare che dello zero ci possa importante meno di zero, infatti, nessuno va al mercato per acquistare zero mele.

Però se abbiamo una fame da lupi e vogliamo mangiare almeno dieci panini, volenti o nolenti dello zero ci dobbiamo proprio servire. Infatti lo zero assume una funzione posizionale, che dà un preciso valore all’uno: c’è infatti profonda differenza tra 1, 10 100, 101… La scoperta della funzione “posizionale” dello zero fu geniale ed avvenne in Mesopotamia.

L’uso dello zero come numero in sé è un’introduzione relativamente recente della matematica, che si deve ai matematici indiani. Un primo studio dello zero, dovuto a Brahmagupta risale al 628 d.C.

Gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale, e lo trasmisero agli europei durante il Medioevo (perciò ancora oggi in Occidente i numeri scritti con questo sistema sono detti “numeri arabi”). Essi chiamavano lo zero sifr: questo termine significa “vuoto” ma nelle traduzioni latine veniva indicato con “cephirum”, cioè zefiro (figura della mitologia greca personificazione del vento di ponente).

Fu in particolare Leonardo Fibonacci (Leonardo Pisano) a far conoscere la numerazione posizionale in Europa: nel suo Liber Abaci, pubblicato nel 1202, egli tradusse sifr in zephirus; da questo si ebbe zevero e quindi zero.

Anche nel linguaggio comune il discorso è ambivalente: di una cosa o una persona che sembra non valere nulla si dice “è uno zero”, ma “sparare a zero su qualcosa”, significa dirgliene di tutti i colori.

Fin qui lo zero non fa ancora paura, a meno di essere nel bel mezzo di un compito in classe di matematica, ma se si ha un carattere un poco più riflessivo della media o se si fa una passeggiata al cimitero si sente come un disagio, un brivido di fronte al nulla, a ciò che non si può immaginare, di fronte all’azzeramento di questa vita, insomma è l’horror vacui, l’orrore del vuoto, del nulla, dello zero! (Maria Rosa Panté docente di lettere ITIS Lirelli di Borgosesia Vc)

Leggete la poesia di Trilussa

NUMMERI

numeri.gif

- Conterò poco, è vero:
- diceva l’Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

Dal romanesco……all’italiano

Numeri

-Conterò poco, è vero -
diceva l’uno allo zero -
ma tu che vali? Niente, proprio niente.
Sia nell’azione che nel pensiero
resti una cosa vuota e inconcludente.
Io, invece, se mi metto a capofila
di cinque zeri uguali a te,
sai quanto divento? Centomila.
È questione di numeri. Più o meno
è quanto succede a un dittatore
che cresce di potenza e di valore
più sono gli zeri che lo seguono.

postato da: antoniettamaesa alle ore 09:30 | Permalink | commenti (4)
categoria:classe prima
sabato, 20 settembre 2008
Perché "l'insieme di tutti gli insiemi" è un concetto contraddittorio :
 

Proviamo ad assumere che ''l'insieme di tutti gli insiemi '' sia una costruzione sensata e chiamiamolo M. Formalmente avremmo

M = { A | A è un insieme }.
(1)
Se M (secondo la nostra ipotesi) è davvero un insieme, allora deve contenere se stesso come elemento: M Î M.

Quindi esisterebbero insiemi che contengono se stessi come elemento.

Sicuramente esistono anche insiemi che non hanno questa proprietà (per esempio l'insieme A = { 2, 3, 4, 5, 6, 7 }). Formiamo la collezione di questi insiemi, chiamando  S  l'insieme di tutti gli insiemi che non contengono se stessi come elemento:

S = { A | A è un insieme e A Ï A }.
(2)
Se tutti questi concetti hanno un senso, allora S è un sottoinsieme di M. Adesso chiediamoci se S contiene se stesso come elemento oppure no. Formalmente ci stiamo chiedendo se vale S Î S oppure S Ï S.

Ecco la sorpresa:

Se supponiamo S Î S, allora S contiene se stesso come elemento e quindi non appartiene ad S  (poiché per definizione un insieme appartiene ad S soltanto se non contiene se stesso come elemento). Quindi S Ï S - una contraddizione. Concludiamo che l'ipotesi deve essere errata.

Se supponiamo S Ï S, allora S non contiene se stesso come elemento e allora che appartiene ad S  (poiché per definizione un insieme appartiene ad S  se non contiene se stesso come elemento). Quindi S Î S - un'altra contraddizione. Concludiamo che anche questa ipotesi deve essere errata!

La nostra domanda ci conduce quindi a una contraddizione logica, la cosiddetta Antinomia di Russell o paradosso di Russell. Evidentemente essa deriva dal fatto che una visione troppo superficiale del concetto di insieme ci permette di formare insiemi che contengono se stessi come elemento.

La struttura logica della contraddizione viene spesso riportata così: Il barbiere di un paese fa la barba a tutti quegli uomini del paese che non si fanno la barba da soli. Domanda: Il barbiere si fa la barba da solo?

Se supponiamo che si fa la barba da solo, allora non si fa la barba (poiché abbiamo detto che fa la barba a coloro che non si fanno la barba da soli)  - una contraddizione. Concludiamo che l'ipotesi deve essere errata.

Se supponiamo che non si fa la barba da solo, allora che si fa la barba (poiché abbiamo detto che fa la barba a coloro che non si fanno la barba da soli) - un'altra contraddizione. Concludiamo che anche questa ipotesi deve essere errata!

Il paradosso di Russell e la crisi della Grande Logica: la storia

Il paradosso fu scoperto da Bertrand Russell nel 1901 mentre si dedicava allo studio della teoria degli insiemi di Cantor su cui contemporaneamente Frege stava realizzando la riduzione della matematica alla logica. Russell si rese subito conto delle conseguenze che la sua scoperta avrebbe avuto per il programma logicista e non esitò a mettersi immediatamente in contatto col logico di Jena. Il caso volle che la lettera di Russell fosse recapitata a Frege nell’estate del 1902 poco prima della pubblicazione del secondo e ultimo volume dei Principî di aritmetica. Frege prese atto delle conseguenze distruttive per il sistema che aveva costruito in quegli anni e decise di scrivere un’appendice ai suoi Principî in cui confessava il fallimento della sua opera. Le contraddizioni messe in luce dal paradosso di Russell sono insolubili nell’ambito della teoria di Cantor e Frege, se non generando altri paradossi; per superare questo scoglio fu necessario elaborare la cosiddetta teoria assiomatica degli insiemi, formulata inizialmente da Ernst Zermelo e modificata da Abraham Fraenkel che, con le successive estensioni, fornisce tuttora la base teorica per la maggior parte delle costruzioni matematiche. La vecchia teoria degli insiemi (peraltro tuttora largamente utilizzata a livello scolastico e divulgativo) viene chiamata teoria intuitiva degli insiemi in contrapposizione alla teoria assiomatica degli insiemi.

postato da: antoniettamaesa alle ore 16:02 | Permalink | commenti (3)
categoria:classe prima, classe terza
mercoledì, 17 settembre 2008

Da questo sito potete scaricare un software che vi permette di svolgere semplici esercizi sugli insiemi.

 In questo sito potete trovare la teoria sugli insiemi.

Qui di seguito avete un riepilogo di alcuni simboli insiemistici.

 Î   

è elemento di

|

per i quali vale

o tale che

Ç

intersezione

È

unione

Í

è sottoinsieme di

Ê

   include    

\

insieme differenza

Cliccando qui potete vedere un filmato sugli insiemi.
postato da: antoniettamaesa alle ore 16:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:classe prima
mercoledì, 17 settembre 2008

postato da: antoniettamaesa alle ore 16:05 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 14 settembre 2008

Ragazzi, di seguito ho indicato alcuni siti in cui potete trovare dei test e dei giochi       di matematica...... naturalmente!   

Test d'ingresso

Sfida il computer sulle tabelline

Guarda questo gioco e ......

In questo sito potrai trovare diversi giochi.

postato da: antoniettamaesa alle ore 22:06 | Permalink | commenti
categoria:classe prima
sabato, 13 settembre 2008

Nooooooooooooo!!!!!!!!!

Che consiglio darebbe ognuno di noi al compagno che ha detto quel nooooooooooooo!!!!!!! così convinto?

Il mio è il seguente:

La cosa migliore sarebbe iniziare a studiare giorno per giorno senza creare accumuli e… pensare alle vacanze di Natale!!!!!!!!

E......... intanto.........

Buon anno scolastico!!!!!!!!!

postato da: antoniettamaesa alle ore 08:26 | Permalink | commenti
categoria:generale